Politica e Attualità — 03 ottobre 2011
Il Disfacimento dei “Grandi” Partiti della “Seconda” Repubblica

Tempo fa scrissi un articolo dove parlavo della linea di continuazione che legava la “Prima” e la “Seconda” Repubblica, affermando-a tal proposito-che tale distinzione nella realtà dei fatti non esisteva.

Sono sì cambiati molti degli attori politici, così come sono cambiati i nomi dei vari partiti. Ma ciò che non risulta essere cambiato, e che anzi unisce le “due” Repubbliche, è l’affarismo che lega la classe politica con quella dell’alta finanza, le logiche clientelari e nepotistiche.

Ma in questi giorni, in quest’ultimo anno, sembra che stia per calare il sipario anche su i soggetti-politici e partiti-che hanno segnato gli ultimi vent’anni della scena politica nel “bel paese”.

Quello che sta tramontando non è solo una lunga stagione “culturale” (o sottoculturale), ma ciò che sta finendo riguarda direttamente coloro che hanno condotto il paese nell’attuale situazione di crisi.

angelino alfano

Ora senza voler approfondire più di tanto la situazione all’interno del Pdl-del quale ho già scritto più volte-è sotto gli occhi di tutti che nel momento in cui il suo “demiurgo” uscirà dalle scene poco spazio avranno chi resterà a raccogliere i cocci dell’ex Forza Italia. Come può essere pensabile che un Partito politico possa essere guidato da un Segretario come Angelino Alfano-mal tollerato tra l’altro-il quale afferma che lui e il suo partito non esisterebbero, ne prenderebbero voti, senza la presenza di Silvio Berlusconi? Come può essere credibile un Segretario il quale dice che il Pdl deve essere il “partito degli onesti” quando, poi, al suo interno ci sono elementi come Dell’Utri e Cosentino? Con quale faccia si può affermare di voler premiare la meritocrazia quando alla guida del  Ministero della Cultura sono stati messi elementi che poco centrano con la cultura come Bondi e Galan? Stando a tale premesse mi sembra ovvio che il Pdl si scioglierà come neve al sole appena il cavaliere abbandonerà le scene politiche.

umberto bossi

Ma il disfacimento del Pdl e del berlusconismo sembra abbia contagiato anche il suo alleato storico, la Lega Nord. Il Partito del “Carroccio” in questi anni dove è stato al governo non ha ottenuto niente di tutto ciò che andava decantando al suo atto di nascita. Il Federalismo non è passato, le autonomia delle ragioni e dei comuni nemmeno, l’immigrazione clandestina-nonostante leggi che sfiorano il razzismo-non è stata debellata, la vecchia politica partitica è più che mai viva, così come la corruzione politica è più che mai viva. Alla luce di questi insuccessi e alla luce di un certo servilismo ad personam verso il cavaliere, il Partito di Bossi nell’ultimo anno è calato-nei consensi-di quasi tre punti percentuali, calo che continua ad aumentare. Ma la cosa più grave per Bossi è che la sua leadership-così come la sua linea politica-non è più vista in modo condiviso da tutti. Le voci di dissenso nel “Carroccio” crescono sempre di più. E oltre al contrasto tra Maroni e Bossi, si iniziano a sentire voci critiche anche tra sindaci e base elettorale. Sino ad arrivare al contrasto di questi giorni tra Calderoli e Maroni a proposito del Referendum sulla Legge Elettorale (mal visto da Calderoli e, per contro, avallato da Maroni). Quello di cui Bossi non si rende conto è che se si ostina a rimanere sul “Titanic” Pdl corre il rischio di affondare assieme al tale “nave”, con la conseguenza di trovarsi senza una coalizione in cui posizionarsi alla prossima tornata elettorale e perdendo molti consensi dalla propria base.

I tre partiti che hanno segnato la scena politica degli ultimi anni, nella fase politica che viene definita “Seconda” Repubblica, sono Pdl, Lega e Pd (ex, Pci, Pds e Ds). Così come sono al tramonto Pdl e Lega lo stesso rischio corre il Partito guidato da Bersani.

bersani

Più volte ho sottolineato come nel momento di calo del Pdl il Pd non sia mai riuscito a guadagnare molti consensi. Già ho detto su come il Centro Sinistra sia colpevole dell’affermazione del berlusconismo nel paese. Ma il rischio che corre il Pd di scomparire è imputabile elle sua contraddizioni e alle sue logiche affaristiche interne. Il Pd, e il suo Segretario, deve fare chiarezza sul motivo per cui prima parla di tagli ai costi della politica e poi vota contro la cancellazione delle provincie, forse perché al maggior parte delle provincie sono governate da uomini del Partito Democratico? Bersani dovrebbe fare maggiore chiarezza sulla vicenda Penati e sui suoi rapporti con questi, ricordiamo sempre che Penati era il Capo della Segretaria Politica di Bersani-quindi il suo più stretto collaboratore-nel periodo in cui-stando all’accusa-questi commise parte dei reati di cui è accusato. Sempre a proposito di Penati, ma anche di Tedesco, il Pd non può permettersi di essere giustizialista con il “nemico” e garantista con “l’amico”, quindi si farebbe meglio a evitare ogni pubblica difesa dell’ex Presidente della Provincia di Milano. Ma il massimo della “sindrome tafazzi” il Pd-per bocca di Bersani-l’ha toccato in questi giorni, quando il Segretario-di un partito che si dichiara laico e che ha come base elettorale dei laici convinti-dichiara di tenere in considerazione le parole della Chiesa. Quest’ultima affermazione è figlia di due motivi: il primo è che Bagnasco la scorsa settimana ha tenuto una conferenza dove diceva che certi comportamenti di basso profilo etico-morale non erano accettabili da parte di uomini politici, il riferimento era ovviamente a Silvio Berlusconi. Subito il Pd ne ha-come al suo solito-approfittato per cavalcare l’onda populista (e poi Bersani parla di superare il populismo?) accodandosi  anche a opinioni di soggetti lontani culturalmente dal Centro Sinistra. La seconda ragione per cui Bersani ha aperto alla Chiesa è che egli non vuole giocarsi i voti dell’elettorato cattolico, e anche questo non è forse populismo di tipo berlusconiano? Allora, così facendo, il Pd e Bersani devono tenere conto dell’opinione della Chiesa anche quando questa si pronuncia contro l’aborto, la ricerca sulle staminali e la questione del “fine vita”? Bersani rispetta l’opinione della Chiesa anche quando il Vaticano emargina e discrimina gli omosessuali? Il Partito Democratico dovrebbe darsi una mossa e una svegliata-oltre a essere più coerente-se non vuole tramontare anch’egli assieme al berlusconismo, di cui è, prima, responsabile e, poi, vittima.

silvio berlusconi

Ma la verità, volenti o nolenti, è che il grande protagonista della scena politica italiana degli ultimi venti anni è stato Silvio Berlusconi con il suo populismo e sottoculturalismo. E ora che il sipario sta per calare sulla sua stagione è ovvio che si porti tutti dietro con se. Che porti via una classe politica che ha permesso e tollerato la sua anomalia. Che trascini via con se una classe politica contagiata dal suo populismo, dal sua sottoculturalismo e dalle sue logiche clientelari e affaristiche.

Francesco Saglioccolo

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